giovedì, dicembre 27, 2007

La barca dei folli - terza puntata


Primo giorno a Bologna, la Harp è una birra fantastica. E così si tornava indietro fino a Bologna per tentare di salvare quello che rimaneva dal nostro viaggio. Alla radio davano continuamente notizie sull’incidente, alcune parlavano di sei feriti, altre di 10 e questo in un certo senso ci rincuorava del fatto di aver evitato una vera e propria catastrofe. Verso le 20.00 arrivammo da Gianluca che subito ci accolse e ci rifocillò. Che bello! Dopo dieci ore non stop di viaggio, finalmente un divano su cui sdraiarsi! Gli raccontammo la nostra disavventura e lui, per provare a tirarci su... ci diede da bere... non ci crederete... la FAXE! La birra dei patiti degli autogrill! Ora sì che stavamo meglio! Ma ciò che ci fece davvero riprendere alla grande fu vedere i video delle diverse Arzibanda che aveva Gianluca. L’unico che ormai era irrecuperabile era Nello, era quello che c’era rimasto peggio per la storia della tromba d’aria e del concerto saltato. Alla fine anche lui cercò di riprendersi dallo shock e decidemmo di vendicarci della terribile forza distruttrice che aveva spezzato il nostro sogno uscendo. Era la prima volta che vedevo Bologna, anche se a dire il vero non è che abbia poi visto così tanto della città, a parte i numerosissimi e fornitissimi pub. Gianluca ci portò nei vari locali e più ne visitavamo più la faccia di Shak era entusiasta di vedere le numerose specie di birra, anche se il suo desiderio più forte rimaneva quello di assaggiare la fantastica Harp, che gli era stata descritta come una birra fuori dal normale. Il suo desiderio fu esaudito: entrammo in un pub dove c’era quella famigerata “bionda”; Shak non esitò nel berla assumendo la sua tipica posa da degustazione (che consiglio a tutti): braccio e gamba destri in avanti, braccio sinistro leggermente spostato all’indietro, si agita il bicchiere in senso orario e infine si beve... “la Harp è proprio una birra fantastica” esclamò per la seconda volta, ma almeno ora l’aveva assaggiata. A noi altri la Harp pareva una comunissima bionda e preferivamo decisamente altre birre come la Kilkenny Cream che lo stesso barista ci consigliò e bevve insieme a noi. Quella sera incontrammo anche il cugino di Bud che insieme a Gianluca ci fece da Cicerone in tutti i locali della famigerata Via del Pratello. Rientrammo abbastanza presto e per dormire ci dividemmo tra casa di Gianluca e quella del cugino di Bud. Secondo giorno a Bologna, prima parte. Il giorno seguente io fui la prima a svegliarmi, che novità! Incontrammo gli altri e pranzammo a casa di Gianluca. La tv non si poteva vedere, o almeno io non la sopportavo; non si parlava altro che di quel maledettissimo Festival finito a male. Inizialmente eravamo decisi a ripartire il giorno stesso ma poi Gianluca, complice anche le prime due-tre-quattro birre della giornata, ci convinse a rimanere per il sabato sera. Cosa molto ragionevole. Finito di pranzare uscimmo e con grande gioia dello sportivo del gruppo, Shak, scoprimmo che quel giorno ci sarebbe stata la festa dello sport... che bello! Non avevamo ancora idee sul da farsi quindi ci rassegnammo alla festa... in realtà non capisco che cosa ci entravamo noi in quella giornata dedicata alla salute e al viver sani visto che l’unica cosa che facemmo fu di ingozzarci e bere. La stessa sera ricordo che Nello fu costretto a subirsi le mie teorie sulla musica techno e sulla differenza che c’è tra quella che lui definisce musica techno e quella che io pensavo fosse musica techno... povero Nello, come diavolo ha potuto sopportarmi? Secondo giorno a Bologna, seconda parte. Oramai quella specie di sogno era quasi finito e le proposte per finire al meglio la serata rimanevano due: discoteca o concertino all’aperto di Enrico Captano. Dato che non tutti erano intenzionati ad andare a ballare optammo per il concerto. Era fantastico, mi sembrava di stare in una Arzibanda più grande ma a Bologna, io ne approfittai per distribuire qualche volantino... è stata la serata più bella di tutto il viaggio, finalmente ci eravamo vendicati del concerto mancato. Stavolta dormimmo tutti insieme; al mattino presto mi alzai per andare a bere e in quel momento ho scoperto che Nello è l’uomo senza sonno! Mi fece paura: stava sdraiato sul letto con gli occhi spalancati e con disinvoltura mi salutò e mi confessò che lui praticamente non dorme quasi mai... che notizia! Addio Bologna. Dopo pranzo ci rimettemmo in cammino verso Capistrello e io ero tristissima come solo una persona che lascia Bologna per Capistrello può esserlo. Pausa spiaggia. Il viaggio di ritorno fu leggermente diverso da quello di andata: eravamo più stanchi e, cosa più importante, deliravamo di nuovo. Ora però non avevamo alcuna fretta di arrivare e questo fu decisivo nella scelta di fermarci a fare un bagno a Rimini. Così ci fermammo sulla riviera; io e Nello non volevamo fare il bagno e rimanemmo a riva mentre Giaino, Shak e Bud, dopo aver comprato costumi rigorosamente Made in China, non esitarono a tuffarsi. Adesso il nostro viaggio era davvero finito. Risalimmo in machina e ripartimmo... è a questo punto che mi acorsi che Nello in realtà non si era ancora ripreso dallo shock del concerto annullato, lo capiì dal suo sguardo perso nel vuoto mentre ascoltava una cassetta dei Pearl Jam che per fortuna Bud tolse dallo stereo prima che lo facesse suicidare. Shak invece era come sempre super entusiasta e continuava pensare alle slovene per farsi lavare la schiena. Giaino dormiva e Bud, come sempre, guidava. Io immortalavo con la macchinetta tutte le belle facce. Morale. Come in tutti i racconti deve esserci una morale anche in questo: ...eh... in realtà non so quale sia la morale che si impara; forse che il sonno paga o forse che non tutti i mali vengono per nuocere... non so, forse meglio se ve la trovate voi, io posso solo dire che questo viaggio è stato incredibile e che nonostante io fossi l’unica ragazza non mi hanno fatto mai sentire a disagio (anche perché avevo imparato a pensare come loro) e che questo racconto non potrà mai descrivere alla perfezione il vero viaggio. Solo di una cosa posso essere sicura; il prossimo anno ci andrò all’Heineken Jammin Festival, sperando che sia ad Imola, e spero di nuovo con Bud, Shak, Nello e Giaino! Maggy



La prima puntata


La seconda puntata



Uccidiamo Babbo Natale 2

Babbo Natale era seduto tranquillo fronte al fuoco, parlava con se stesso e rimembrava a bassa voce il percorso che presto avrebbe compiuto per distribuire i suoi doni. Assorto e perso nei suoi pensieri, non immaginava né percepiva l’odio che tutti i bimbi, delusi dal mancato regalo sognato, riversavano in anatemi semplici, tipici di chi senza malizia si sente offeso da un torto subito. Avevo atteso ventun’anni prima di avere il regalo sognato da bambino ed in quel tempo di sofferenza immane è maturata in me la convinzione che nessuno mai, in così tenera età, deve essere deluso in quel modo, nessuno a quell’età deve odiare come ho odiato io il disillusore di sogni. Per Babbo Natale era arrivata l’ora di intraprendere il suo ultimo viaggio verso l’inferno e non sarebbe stato sicuramente un viaggio agevole, né piacevole. La partenza per la Lapponia era fissata per il 5 dicembre, avere 20 giorni a disposizione mi permetteva di lavorare con grande tranquillità. Il mio piano era perfetto, mi ero fatto assumere dopo essermi iscritto alla Adekkonen finnica come aiutante capo-renna part-time, in modo da essere a stretto contatto con il mio obiettivo ed allo stesso tempo, avere la possibilità di studiare i suoi punti deboli quando ero a riposo. In casa era inattaccabile, protetto dai suoi fidati gnomi dispettosi, ma allo scoperto, con le sole renne a fargli da scudo, non aveva possibilità. Quello era l’obiettivo, sfracellare le renne dopo la partenza e poi segare il lardoso in mille pezzettini da lasciare a qualche predatore. Per farlo, mi ero procurato tramite un’azienda americana di previdenza sociale e sanitaria, una confezione contenente cianuro e punte di frecce da 5 mm per cerbottana azteca, molto in voga per risanare i bilanci statali quando c’erano troppi malati o non guerrafondai. Come aiutante capo-renna, mi occupavo dei pasti serali ed anche quella sera, l’ultima prima della partenza, avrei preparato alle renne il loro piatto preferito, questa volta con un tocco di cianuro per dare forza alla pietanza. Iniziavo ad eccitarmi all’idea che tutto si sarebbe compiuto, il sapore della vendetta mi riempiva d’emozione, mai nella mia vita ero stato così vivo. Prima di portare la cena particular, dovevo finire di ultimare la preparazione del mio gatto delle nevi: c’erano, una carabina, due motoseghe, un’ascia, un filo d’acciaio con argano motore, 6 coltelli di varie misure, una daga, 2 etti di oppio, un localizzatore gps, una reflex digitale nikon, una telecamera, un visore ad infrarossi, un etto di prosciutto e 64 zanzare tigre in barattoli di panna per cucina da campo albina. Tutto era pronto, le renne erano inquadrate come uno squadrone di bersaglieri pronto alla corsa e Santa Claus osservava il minuzioso lavoro di preparazione antes-partenza senza muovere un dito. Sembrava un vecchio ubriacone che fissava il mondo intero cercando di far capire con lo sguardo ciò che nemmeno lui intendeva. Nella sua paciosa serenità, non immaginava minimamente che qualcuno potesse tramare alle sue spalle. Accarezzava il suo pancione gravido con gesti lenti, come se accarezzasse un invisibile gattone posato sulle sue ginocchia. Nella mia mente intanto, le torture di Guantanamo iniziavano a materializzarsi, quel vecchio tricheco, di sicuro sarebbe sopravvissuto allo schianto, ma non alle mie torture. L’ora era arrivata, il mio piatto speciale era stato consegnato a ciascuna renna che prima della partenza lo avrebbe consumato. La morte per arresto respiratorio degli animali sarebbe sopraggiunta dopo circa 15 min., avevo preparato la miscela con degli alcaloidi ritardanti per dare il tempo a Papà Noel di mettersi in viaggio. Intanto accompagnato dai suoi gnomi fedeli come Abraracourcix sullo scudo, Babbo Natale sorrideva, strillava e ruttava alla luna. Era veramente spregevole, lo guardavo dalla finestra della scuderia mentre si faceva issare sulla slitta. Erano passati 4 minuti, la carovana era pronta per partire. Con un ultimo saluto ai suoi gnomazzi, lo schiocco della frusta avviava la partenza, la renna naso rosso puntava a nord e le altre la seguivano. Io ero pronto, il gatto delle nevi era acceso, il localizzatore gps mi dava la posizione del panzone. Tra 8 minuti e 47 e 7 km percorsi ci sarebbe stato lo schianto. Dovevo sbrigarmi! Sfrecciavo nella notte tra gli alberi con la mia rombante motoslitta, l’aria pungente della foresta finnica tendeva i miei riflessi al massimo. I minuti correvano veloci, lo schianto sarebbe sopraggiunto di li a poco; e finalmente eccolo il tonfo, come una carovana che precipita da un dirupo, la schiera di renne ed il maiale in coda precipitavano dal cielo. Lo spettacolo era terribile, le renne ormai violacee giacevano a terra senza vita. Gli occhi strabuzzati, la lingua bluastra pendente ad un lato della bocca. Mi facevano una gran pena quegli animali coraggiosi, ma era necessario sacrificarli. Ed eccolo li, coperto dalla sua montagna di regali, Babbo Natale era ancora vivo, come immaginavo. Il suo stato di grasso di proporzioni abnormi aveva attutito l’impatto ed il suo respiro era regolare. Cercava di alzarsi e quando mi avvicinai mi riconobbe subito. Per un attimo un timido sorriso si affacciò in mezzo ai “canassuni”, ma quando gli sferrai un calcione dritto ai denti, realizzò che non ero li per aiutarlo. Dovevo agire in fretta, le mie torture dovevano essere terribili ma brevi, prima dell’alba di Santa Claus dovevano rimanere solo minuscoli pezzettini di lardo per carnivori. Inutile dilungarmi sui particolari, ma durante il vivisezionamento, tra i suoi pianti rantolava un’unica parola come un ritornello… perché… perché… perché! Era mio dovere fargli sapere perché stava morendo, ma se non lo aveva afferrato solo in tutti questi anni, era inutile provare a spiegarglielo… così prima di decapitarlo gli sussurrai: dopo 20 anni che cazzo me ne faccio del commodore 64? Fajoint

Pensieri parole opere e omissioni di Zucca Meravigliosa

Pensieri: finalmente approdo su Kaput, questa volta però dall'altra parte della barricata, da lettore ad autore... spero che le mie “riflessioni”, musicali e non, vi piacciano... ad ogni modo, ogni commento sarà ben accetto... non fatevi scrupoli! Per cominciare con il piede giusto (spero) ho pensato di trascrivervi (nella sezione Parole) un estratto dal booklet del cd dei Kina “Se ho vinto, se ho perso”. Sono parole che mi mettono sempre di buon umore e mi fanno affrontare con il piglio giusto ogni nuova avventura...quale occasione migliore se non il mio primo articolo per la nostra fanza preferita? Buona lettura!!!

Parole: Sono strani gli autogrill alle 3 di mattina, odore di croissants freschi, il caffè di chi deve arrivare all'alba guidando, quel parlare sottovoce per non svegliarsi troppo e poi il freddo, la pioggia fuori dalla porta. Non è così stupido. Come parlare di Zen e riparazione di motociclette ti può insegnare a riparare ciò che si è infranto dentro di te, fare chilometri non è solo viaggiare sull'asfalto. Puoi viaggiare invece giù, sempre più dentro di te oppure su, ancora più su verso idee che non sarebbero mai nate prima. E allora forse un semaforo rosso non è così importante, il viaggio continua lo stesso. E' veramente più bello viaggiare che arrivare. Tutto ciò per cosa? Forse per dire che tu non sei ancora arrivato, non lo so neppure io e spero di non arrivare da nessuna parte. Finire il viaggio è anche morire, non essere niente altro che ciò che eri ieri e che sarai domani, troppo simile ad un cadavere. Per dire che le risposte non le ho e non le ha nessuno. Se vuoi ti posso parlare dell'ultimo autogrill dove mi sono fermato, ma il casello non lo so dov'è, insomma, mi sono perso anch'io!” G.P. (8.1.'88)

Opere: ho un vizio che non riesco a togliermi, quello di consigliare dischi. Quindi mettetevi l'anima in pace e beccatevi un po' di consigli per gli acquisti! Anche se non è freschissimo di uscita, vi consiglio caldamente “Autumn Of The Seraphs” dei Pinback, band ancora sconosciuta da noi (ma anche da loro) che al primo ascolto vi rapirà con melodie accattivanti per nulla semplici, suoni rotondi di basso e chitarre in continue movimento allietate e a volte “disturbate” da inserti elettronici provenienti da tastierine economiche (altro che mega sinth e ultra campionatori, guardate su Youtube cosa riescono a fare con una pianolina da pochi dollari), voci e cori deliziosi, il tutto condito da un pizzico di cazzeggio che non guasta mai. Dubito che diventeranno famosi ma non fateveli scappare...e comprate anche i precedenti dischi! Se invece vi piacciono sonorità più pesanti e cupe procuratevi “Power Of The Damage” dei Prong: se sbavate per gente come Ministry e Nine Inch Nails (quelli dei primi dischi, intendiamoci) i Prong non vi deluderanno, non pensavo che dopo il capolavoro “Rude Awakening” di tanti anni fa e le successive sbiadite prove sarebbero tornati a questi livelli. Certo, le composizioni a volte sono un po' troppo lunghe, ma questo non fa altro che accrescere la situazione di disagio e claustrofobia che vi farà provare l'intero album. Ultimo consiglio (per questa volta): onestamente li ho scoperti da poco e non so quasi nulla di loro, quindi rovistate nella loro pagina su Myspace e fatemi sapere: sto parlando degli Astrophel & Stella, gruppo dedito ad un emocore di vecchia data (quando l'emo aveva a che fare con l'indie e non con frangette e giovinotti depressi), per intenderci quello di Sunny Day Real Estate, Sensifield e Slint (cacchio, tutti gruppi con la “s”). Ho scaricato le uniche due canzoni disponibili in download dalla loro pagina e promettono davvero bene! Se il mio inglese non mi inganna il 19 novembre è uscito un loro disco, indagherò e vi farò sapere...nel frattempo indagate anche voi...

Omissioni: Beh, essendo la prima volta che scrivo qui non ha molto senso parlare di omissioni...quindi...per questa volta ve la siete cavata!

Buona musica a tutti, a presto!

Vostro, ZM

il losco

lunedì, dicembre 17, 2007

Partecipa anche tu alla campagna di Kaput!


Piccola storia de "Jo follacciano de Staosillano"

Na sera si vajuni facestero na cena tutti nsieme.

Se nne estero alla casa e Giuanni, però ognuno porteste checcosa.

Micchele lo pano, Ntonio lo Vino, Mario lo cascio.

Staosillano invece porteste no baccilo e follacciani.

Su a vedegli pe quant’erano begli te venea voglia e magnattegli tutti quanti...

Staosillano iceste “iamo vagliù, che ci gli olete remirà… magneteci si follacciani…” e se gli comensestero a magnà co lo cascio.

Magna magna a no certo punto ne remane su uno…

tutti jo sarriano oluto, ma facestero tutti finta e sta sazi e pe non sembrà scostumati nisciuno se jo pijeste.

Alla fine quio follacciano a remasto loco a fraciasse…



COME ADERIRE ALLA CAMPAGNA


E' semplicissimo: vi capiterà più di una volta nella vita di stare in una tavolata su cui farà bella mostra un piatto che, immancabilmente, conterrà l'ultima porzione di un qualsiasi alimento. E' a quel punto che voi dovrete mangiare quell'ultima porzione! Perchè a tavola non esiste la vergogna. Perchè l'ultima è pur sempre la porzione più buona. Perchè, soprattutto, non si deve sprecare niente!

Supporta la nostra campagna per un più "corretto" comportamento a tavola.
Mangia anche tu jo follacciano de Staosillano!


PS. a natale in distribuzione gratuita gli adesivi della campagna!
PSS. Tanto che ci siamo... sempre a natale, naturalmente, numero speciale di Kaput... se volete scrivere qualcosa, tipo salutare il 2007, chiedere quello che vorreste per il 2008 o semplicemente descrivere il modo più Pulp che usereste per uccidere Babbo Natale... fate presto!

domenica, novembre 04, 2007

Decorazioni palentine


Sei anni fa dalle pagine di questa fanzine, con l’articolo “decorazioni palentine” firmato da Fajoint, si alzava un coro di protesta per le discariche a cielo aperto presenti nei Piani Patentini. Oggi, nel 2007, quel titolo torna di attualità perché in realtà poco è cambiato. Frigoriferi, lavatrici, tazze del bagno, televisioni e giacchette di pelle stile “vintage” continuano a fare la loro bella presenza in un posto che sarebbe deputato a tutt’altro. Alla base di tutto ciò inciviltà, ignoranza e, soprattutto, nessun rispetto per l’ambiente che ci circonda. Quello che ci fa ancora più riflettere però è che i cittadini sono all’oscuro dell’esistenza di un servizio assolutamente gratuito per riciclare i propri rifiuti ingombranti. Noi ci riproviamo, e come avevamo già fatto sei anni fa, torniamo a “pubblicizzare” questo servizio offerto alla nostra comunità… basta chiamare il numero 0863/979031 per poter prendere un appuntamento (lun – mer – ven) con la ditta incaricata dello smaltimento e il gioco è fatto. Verranno a prendere i vostri “grandi” rifiuti fuori casa…. Semplice no? Forse anche troppo, perciò dimostriamo per una volta un po’ più di intelligenza collettiva!

Radiohead – In Rainbows


Ai tempi di “Pablo Honey”, il loro primissimo album, nessuno si aspettava grandi cose dai Radiohead.

Il cantante aveva una gran bella voce e il disco conteneva un paio di bei pezzi (specialmente CREEP), ma tutto sommato non erano altro che l’ennesimo gruppo (pseudo) grunge… e secondo le previsioni si sarebbero persi per strada come tanti altri…

Ed invece a dar seguito a quel modesto esordio saranno dischi come “The bends” e soprattutto quel capolavoro assoluto che è “Ok Computer”…

Hanno sempre dimostrato una solida lucidità i Radiohead, e pur deviandolo in mille modi (vedi KID A/AMNESIAC), il loro suono è rimasto sempre ben riconoscibile: un inconfondibile marchio di fabbrica.

Street spirit, Karma police, Exit music e Paranoid android sono ormai dei classici e loro una certezza in un panorama musicale straripante spazzatura.

E anche se nessuno può dire se raggiungeranno ancora le alte vette toccate con “Ok computer” e “Kid a”, quel che è certo è che continuano a fare ottimi dischi, come il loro ultimo “In Rainbows”.

Ad onor del vero i brani del disco sono quasi tutti già noti ai fan del gruppo: Reckoner l’hanno suonata spesso dal vivo, mentre le altre circolano già da tempo su emule. Ma in questa veste ufficiale la qualità del suono è decisamente migliore.

Tra tutti i pezzi le mie preferite sono la già citata “Reckoner”, “Nude”(già incisa ai tempi di Ok computer) e soprattutto “All I need” con il suo incedere simil trip-hop.

Ma “In rainbows”ancor prima che per la musica, ha già fatto ampiamente parlare di se per la modalità con cui è stato distribuito. Non più il classico cd venduto nei negozi a prezzi folli, ma un archivio contentente10 tracce, acquistabile direttamente sul loro sito.

E fin qui nulla di così eclatante, visto che ormai su itunes ci comprano in molti.

La cosa veramente straordinaria è che nel caso dei Radiohead a decidere il prezzo è l’acquirente stesso! Tu dai quello che ti senti di dare, anche un solo centesimo, e scarichi l’album con tanto di ricevuta d’acquisto (inviata via mail). Nel giro di soli 10 giorni si sono contati circa un milione di download!

Che sia questa la via d’uscita dalla grossa crisi che sta vivendo questi ultimi tempi l’industria discografica?

Speriamo lo capiscano anche gli altri.

P.S. per chi volesse acquistarlo l’indirizzo è questo: www.inrainbows.com

In the Nino

Il laureato

La sfida è a un tempo audace e avvincente: provare a fare argomentare la maggior parte dei laureandi o freschi laureati che attualmente affollano i marciapiedi di Capistrello.

A quanti di voi, carissimi amici di Kaput, è capitata la disgrazia di imbattersi in uno di quei strani personaggi partoriti di fresco dai moderni atenei. Provate ad impostare un dialogo con una persona capace di vivere solo nel presente, priva del senso del tempo e della profondità storica. Di un essere convinto che il pentapartito fu una coalizione guidata dal Partito Comunista. Di un semiDio (per mamma e papà) incapace di dominare la struttura logica del pensiero, privo di ogni riflessione. Insomma, per farla breve, del tipico personaggio votato alla carriera politica locale, reduce da una fresca discussione di una tesi di laurea, ma soprattutto da una festa, con tanto di lista di invitati e bomboniere, nel quale si annuncia al mondo intero l’avvenuta conquista dello scibile globale da parte del figliolo prediletto.

L’identikit è presto che fatto: il moderno laureato capistrellano, geneticamente modificato nei laboratori del cepu (rigorosamente in forma clandestina), lacunoso, deludente e catastrofico. Posseggono uno scarso vocabolario, imbottiti come sono di televisione, spinette, bar, Audi A3 e Golf. Spesso sono in difficoltà dinanzi le pagine di un giornale (tranne la gazzetta dello sport, specie se tratta articoli sull’amata juventus), non sono in grado di comprendere e decifrare parole che dovrebbero far parte del loro bagaglio culturale. Seguono i modelli circolanti sui media e molto spesso, sempre più spesso, non leggono.

A voi, miei cari “dottori”, è diretta la mia preghiera, accorata e sincera: per favore lasciate cadere nel vuoto ogni vostra aspirazione politica, cambiate obiettivo, come diceva Marcello Mastroianni nel film I soliti ignoti… ”Forti e gagliardi… pala e piccone, quello è il vostro destino”. Abbandonate l’idea della politica, liberateci dall’incubo che la vostra numerosa parentela possa votarvi tanto da mandarvi sul sacro suolo del Municipio. Dateci la possibilità di difenderci o quantomeno di scappare, questo paese ha bisogno di idee, forza e capacità…non di titoli.

Un saluto da Barabba

La barca dei folli


Il più grande concerto mancato della storia - Seconda puntata

Eravate impazienti di questa seconda puntata eh?! Per la gioia di tutti, finalmente, i miei vaghi ricordi sono affiorati per farmi scrivere il seguito della folle avventura…

Cazzate Dove eravamo rimasti? Ah sì… il posto davanti… Così siamo partiti alla volta di Venezia, ma c’era già un piccolo problema… non avevamo tutti i biglietti! Naturalmente a questo inconveniente aveva già pensato Bud, l’uomo più organizzato di tutti; i biglietti ce li avrebbe fatti svoltare suo cugino a Bologna, a un prezzo davvero ragionevole: 20 euro! Perciò la nostra prima sosta sarebbe stata la “vecchia signora” di Guccini. Intanto, mentre “sguazzavo” e facevo capriole nel posto davanti, insieme a Bud che guidava guardavo divertita i tre poveretti ammassati nei sedili posteriori; lungo il viaggio si fantasticava su cosa avremmo fatto al concerto e soprattutto a cosa ci avrebbe riservato la lunga notte di venerdì. Il mio grande desiderio però rimaneva quello di vedere gli Smashing Pumpkins e “chiaramente” di lanciare il mio fantastico reggiseno borchiato a Billy Corgan!!! (Eh sì, non so come, ma a un certo punto è saltata fuori la storia di questo reggiseno fetish!). Insomma, su quell’automobile volavano cazzate assurde; tra il mio reggiseno borchiato, i coretti sull’MDMA di Shak e le “puttane negre” (naturalmente in senso buono) di Amsterdam descritte da Giaino (non so neanche come Gino si sia trasformato in Giaino); l’unica nota positiva e che mi faceva un po’ ricredere sulle nostre facoltà mentali era data dalla musica, rigorosamente in cassetta, che ascoltavamo: Marlene Kuntz, Afterhours e gli amati Pearl Jam di Nello…

Prima tappa in autogrill: la mitica Faxe! Dopo non so più quante ore di viaggio, esausti loro, riposata io, ci siamo fermati in autogrill. Quella tappa è stata fondamentale per ampliare la mia cultura alcolica, ho assaggiato la mitica Faxe, birra conosciuta da tutti i frequentatori di Autogrill. Oltre a questa buonissima birra bevevamo anche le nostre scorte, chiaro, e mangiavamo i nostri viveri. Ci siamo rimessi in macchina, stavolta io mi beccavo il posto di dietro insieme a Nello e Shak, e Giaino contentissimo di avermi fregato il posto stava davanti. Ora stavamo meglio, penso sia per l’alcol sia perché ci stavamo avvicinando.

Poste italiane La nostra tranquillità però fu spezzata dalle poste italiane che ancora non avevano recapitato i biglietti al cugino di Bud a Bologna. Maledizione! Inefficienti poste italiane del cavolo! Ora eravamo agitati. Bud fece 1000 chiamate al cugino ma non c’era verso di recuperare i biglietti. Cosa dovevamo fare? Andare direttamente alle poste centrali di Bologna e così imbottigliarci nel traffico perdendo altre ore, oppure filare dritti fino a Venezia e comprare i biglietti lì? Beh non volevamo perdere troppo tempo con le poste italiane. Un po’ atterriti decidemmo di continuare per Venezia.

Cazzate 2 Il nostro entusiasmo si era un po’ spento, ma la stanchezza ci portò a delirare dopo il 400° km. Le cazzate adesso erano più grandi. Shak era entrato in fissa con le slave e voleva farsi lavare la schiena da qualcuna di loro. Non so perché si era fissato con le slave. Io non riuscivo più a stare ferma intrappolata nel sedile di dietro. Mi annoiavo continuamente. Giaino, Nello e Bud erano stanchi, soprattutto Bud che, poverino, stava guidando non so più da quante ore e era costretto a sentirsi tutte le nostre cazzate. Prima o poi qualcuno sarebbe esploso…

Ci siamo Ma prima che ciò accadesse ci fermammo di nuovo, grazie a Dio. Ci siamo così scaricati e ricaricati. Non ricordo bene cosa sia successo una volta risaliti in macchina, è passato troppo tempo, ma ricordo perfettamente che dopo un po’ ci siamo ritrovati magicamente in Veneto. Intrappolati in un traffico snervante su una strada in mezzo alla campagna. Il cielo era grigio e c’era molta afa. Non ce la facevamo più. Tutti cercavano di stare fuori dai finestrini imprecando che il traffico scorresse. La radio mandava messaggi registrati sull’Heineken Jammin Festival che per fortuna ci tiravano su. Ok, ce l’avevamo fatta finalmente. Mancava solo mezz’ora.

Messaggi registrati Non ci credevamo. Sembrava un sogno, cavolo eravamo arrivati! A svegliarci da quel sogno fu la chiamata del cugino di Bud. “state tutti bene?” chiese al telefono… “come bene?!, manca poco siamo quasi arrivati” rispose Bud. “Non andate, il concerto è stato annullato, c’è stata una tromba d’aria!!!”. “Cosa?! Stai scherzando?”. Penso che poi sia caduta la linea.

Una tromba d’aria?! Ma è praticamente impossibile, era ovvio che fosse uno scherzo. E infatti la radio ci convinse di questo con i suoi messaggi registrati. Ma di lì a poco cominciarono ad arrivare chiamate a raffica: “state bene?”, “Ve sete morti?”. Maledetti messaggi registrati! Ci avevano illuso!

Il sonno paga Si era davvero dimostrata l’unica possibilità su un milione di una tromba d’aria in Italia. Che Sfiga! Ci fermammo in un ristorante comunista per chiamare parenti preoccupati e soprattutto per rilassarci. Eravamo stanchi, increduli e arrabbiati e ci consolava solo il fatto di non essere arrivati lì nel pieno della catastrofe. Per sdrammatizzare Nello dentro il ristorante esordì dicendo: “Me n’cenne jo uto” che per i veneziani, ma penso un po’ per tutti, è una frase in chissà quale lingua. Bevemmo una birra e passammo metà del tempo a sdrammatizzare amareggiati il “piccolo” inconveniente: “Almeno non abbiamo comprato i biglietti”, “è stato lo stesso un bel viaggio”, “Vabbè almeno siamo vivi”, e l’altra metà a decidere sul da farsi. Ormai avevamo fatto 600km, non potevamo sprecare così miseramente il nostro viaggio. Alla fine decidemmo di tornare indietro fino a Bologna dove saremmo stati “accolti” dal cugino di Bud e da Gianluca “Saccoccia”… (to be continued) Maggie

Il losco